In questa prima raccolta di Alessandro Paliotti si nota da subito un sapore di antico e di perduto, che circola silenziosamente nei suoi versi, quasi avesse il timore di venire alla luce, come se il poeta avesse paura di essere giudicato.
Un senso di timore e struggimento che fanno pensare a ciò che frettolosamente è andato via per sempre, dietro gli estesi angoli della memoria.
E non è un caso che egli inizi questa sua raccolta con alcune poesie dedicate alle persone amate che non ci sono più.
Alla madre, che “ora vive / leggiadra e rapita / nella dimensione / della Luce”; alla nonna che è stata “il mio angelo in vita”; ed ancora al padre che combatteva la propria malattia, durante la quale il poeta legge: “il dolore / di vivere un momento / dove la sofferenza / la fa da padrona”.
Il trascorrere del tempo è un altro elemento chiave della poetica di Paliotti, infatti, nella poesia “Signore, mia forza”, egli traccia il resoconto di una giornata che scivola via apparentemente normale: “La notte scende / lenta e dolce / a cullare / il morire / del giorno”; e alla fine il poeta esclama: “Mi parlerà di Te, Signore, / questo giorno; / di come Tu / hai sempre camminato / con me, sul mio sentiero”.
Come si può notare, gran parte degli stati emozionali del poeta (e anche dell’uomo Paliotti), nascono da una fede religiosa molto forte e radicata nel tempo.
Anche nella poesia “Primi assaggi d’autunno”, che dà il titolo a questa raccolta, troviamo tracce eloquenti del tempo che muta, ma che, al tempo stesso, resta immobile; tanto che il poeta dice: “Il tempo sfugge / ma tutto sembra fermo / quando scende il silenzio”.
Tutto ciò ci porta inesorabilmente alla mente le parole di Sant’Agostino, il quale diceva: “Il tempo non esiste, è solo una dimensione dell'anima. Il passato non esiste in quanto non è più, il futuro non esiste in quanto deve ancora essere, e il presente è solo un istante inesistente di separazione tra passato e futuro”.
Nelle poesie di Paliotti c’è un forte desiderio di cercare delle certezze che possano rendere migliore, non solo la qualità della sua vita, ma anche quella degli altri.
Questo suo desiderio, al giorno d’oggi, potrebbe sembrare un’utopia; ma il poeta è anche consapevole che le certezze non nascono dal nulla, bensì si costruiscono giorno dopo giorno, con tenacia e fede in Dio.
Alcune poesie brevi, come “Stato d’animo” e altre, conservano il senso di una poliedricità interiore ed anche di un gioco di luci ed ombre nella loro contenuta complessità.
“Inizia a piovere, / ma non mi bagno”, dice il poeta; e qui il lettore deve coglierne il significato, a prima vista, emblematico solo esteriormente.
In altre poesie, il lettore attento e scrupoloso ha modo di convincersi di quanto sia labile ed anche misterioso il destino di ogni creatura umana.
Infine, per sintetizzare ulteriormente l’intimo pensiero poetico ed umano di Alessandro Paliotti, vogliamo rifarci nuovamente alle parole di Sant’Agostino: “Amando il prossimo purifichiamo gli occhi del cuore per arrivare a vedere Dio” (In Io. Ev. tr. 17, 8).
Pasquale Francischetti
Oltre l'immagine
di una foto silente,
immobile, senza tempo.
Profumo di donna,
d'estate, di mare:
il tuo profumo.
Al mio cospetto,
regina del mio cuore,
ti doni.
Ancella del mio piacere
ti lasci andare
libera da tutto.
La primavera
subentra all'inverno
mentre tutto scorre.
Il tempo è giunto
per rinascere:
si aprano le danze.
Uno stuolo di nuvole
avvolge l’universo
che mi circonda.
La luce n’è soffocata.
Il silenzio
si presenta
con l’oscurità.
Un senso di freddo
ricolma l’aria.
Inizia a piovere,
ma non mi bagno.
Sembra un tamburo
il mio cuore che batte
mentre il tuo profumo
si insinua dappertutto.
Le tue mani sfiorano
il mio corpo
come brezza tiepida
di una notte d’estate.
La tua bocca imprime
tracce di fuoco
sulla mia pelle
per marchiare il possesso.
Ti accingi a suonare
melodie di tempi sperduti,
di notti smaliziate
vicino al fuoco che arde.
Tu, del mio cuore
ne accordi le note
le mie corde vibrano
alle carezze delle tue dita.
Sferzati dal vento
dondolano alberi.
Foglie,
dal tempo consumate,
cadono.
Colori caldi
dipingono l’orizzonte
di purpuree sfumature.
Cadono sui vetri
gocce di pioggia
componendo tediose nenie.
Il tempo sfugge
ma tutto sembra fermo
quando scende il silenzio.
Dal ciglio degli scogli,
in silenzio
odo il canto
di un mare tumultuoso.
Spettacolo da vedere,
magie eccezionali,
immortali sensazioni
permeano la pelle.
Onde schiumeggianti
si schiantano
e gocce si posano
su di me, sul mio viso.
Brezza del mare
che inebri i miei pensieri
acqua del mare
ristoro dall’arsura.
Resto rapito dalla tua forza
mentre mani mi prendono...
a piedi nudi, insieme,
corriamo verso nuovi mondi.